Arthur Sadoun sarà il nuovo ceo e chairman di Publicis Groupe al posto di Maurice Lévy
L'attuale direttore generale di Publicis Communications prenderà il 1° giugno il testimone da Lévy, da trent'anni anni alla guida del gruppo di comunicazione francese che ha portato a essere il terzo a livello mondiale. Lévy resterà come capo del supervisory board. Nel management board, presieduto da Sadoun, entrerà anche Steve King, capo di Publicis Media
<Arthur Sadoun e Mautice Lévyi>27 gennaio 2017 - Il 1° giugno Arthur Sadoun, 45 anni, prenderà il posto di Maurice Lévy alla guida di Plublicis Groupe con la carica di chairman e ceo. Finisce con una scelta per certi versi scontata la suspence che durava da mesi, da quando era stato annunciato per il 2017 il ritiro di Maurice Lévy, 74 anni, ceo e chairman alla guida per un trentennio del gruppo di comunicazione francese. Lo stesso Lévy aveva scherzato sull'avvicendamento nel tradizionale video degli auguri natalizi che aveva fatto da un ufficio in mano ai traslocatori.
La scelta sarebbe stata fatta all'interno, aveva fatto sapere più recentemente Lévy. Lui stesso e Elisabeth Badinter, figlia del fondatore Marcel Bleustein-Blanchet e prima azionista del gruppo, hanno infatti dichiarato che il “gruppo è pieno di talenti e non era il caso di cercare all'esterno un sostituto”. La scelta era caduta da tempo su Sadoun, direttore generale di Publicis Communications, uno dei quattro hub in cui è stato riorganizzato due anni fa Publicis Groupe (vedi news del 4 dicembre 2015). La carriera di Sadoun nel gruppo è stata bruciante: vi è entrato nel 2006, è diventato ceo di Publicis France nel 2009, è stato nominato ceo di Publicis Wordwide nel 2014 e poi direttore generale di Publicis Communications. Dal 1° giugno avrà la massima carica.
Maurice Lévy resterà alla guida del ‘conseil de surveillance’ (supervisory board) assicurando la transizione, nomina che dovrà essere validata dal consiglio di amministrazione del 31 maggio. Steve King, a capo di Publicis Media, entrerà far parte del management board di cui Sadoun sarà presidente. King si unirà a Jean Michel Etienne, executive vice president-cfo, e al segretario generale Anne-Gabrielle Heilbronner.
Sotto la guida di Lévy, Publicis è diventato il terzo gruppo di comunicazione internazionale con ricavi per 9,6 miliardi di euro e profitti netti per 901 milioni nel 2015.
Calvé, un classico italiano. Prosegue il rilancio con Auge Communication
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Dopo il rebranding firmato da Auge Design, parte la nuova campagna di Calvè a cura di Auge Communication (vedi news) basata sul concetto che in un Paese che cambia continuamente gusti, abitudini e linguaggi, esistono cose che non smettono mai di essere attuali. Sono i grandi classici italiani. E Calvé è uno di questi. Il film mostra una sequenza di paragoni e situazioni immediatamente riconoscibili. Da ‘mezzogiorno da nonna e mezzanotte da Piero’ fino ai ‘nuovi Classici’ il racconto costruisce momenti e comportamenti che fanno sorridere perché parlano di noi. E di Calvé. La produzione è di Think Cattleya con regia di Pedro Pinto. Attraverso inquadrature ravvicinate e punti di vista inaspettati, il film accompagna lo spettatore all'interno dei momenti raccontati, facendolo sentire parte della scena. Oltre alla tv, la campagna prevede digital e social per amplificare il racconto e coinvolgere il pubblico in una conversazione sui grandi classici italiani. Pianifica Mindshare. (7 luglio 2026)
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Teo Teocoli ambassador di LeoVegas nello spot di A. Testa sul gioco responsabile
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Teo Teocoli è protagonista della nuova campagna di LeoVegas dedicata al gioco responsabile, nuovo capitolo nel percorso di sensibilizzazione avviato dal brand nel 2025 con la campagna ‘Nonno Leo’. Con Teo Teocoli, LeoVegas parla al pubblico con un linguaggio immediato, popolare e fortemente riconoscibile, portando al centro della comunicazione il messaggio che il gioco deve rimanere un momento di intrattenimento da vivere con equilibrio, consapevolezza e responsabilità. Al centro c'è lo spot creato da Armando Testa in cui Teo Teocoli veste i panni di Felice Caccamo che, dopo trent’anni di onorata carriera da cronista, torna in campo per farsi voce e volto del concetto di limite. In uno studio televisivo, una sequenza sempre più invadente di effetti speciali finisce per rompere l'equilibrio per poi culminare nel cuore del messaggio: quando si supera il limite, si perde il focus su tutto il resto (‘Il gioco è bello quando dura poco’). Il racconto si chiude poi con un invito esplicito all'utilizzo degli strumenti di controllo, come i limiti di deposito e l'autoesclusione, ribadendo che il vero gioco è quello responsabile. Fin dalla fondazione, LeoVegas Group ha posto il tema del gioco responsabile e della tutela del consumatore al centro della cultura aziendale. Tra i vari strumenti dedicati, c'è la piattaforma LeoSafePlay che mette a disposizione metodi di autovalutazione, limiti personalizzati, consigli pratici e informazioni utili per favorire un approccio al gioco più consapevole. La campagna sarà in tv, su Meta e in programmatic dal 19 luglio a settembre con media a cura di Media Italia. (7 luglio 2026)
SULLO SCHERMO225
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IL PRIGIONIERO / Drammatico
Arriva nelle sale italiane ‘Il Prigioniero’ ('El Cautivo'), film del 2025 diretto da Alejandro Amenábar, anche compositore della colonna sonora, con principali protagonisti Alessandro Borghi e Julio Peña. È una co-produzione italo-spagnola, con la partecipazione di MOD Producciones, Himenóptero e Propaganda Italia, oltre che di Netflix e Rai Cinema. Viene distribuito da Lucky Red. Il film è stato presentato in anteprima mondiale al Toronto International Film Festival, poi è approdato al Torino Film Festival. Dura 2 ore e 14’
È la storia romanzata delle avventure giovanili di Miguel de Cervantes, catturato dai corsari dopo aver partecipato alla battaglia di Lepanto e condotto ad Algeri per ottenere un ingente riscatto dalla famiglia, che però non ha i cespiti per salvarlo. Tenuto prigioniero dal crudele e sanguinario Hasán Bajá (Hassan Veneziano), reggente di Algeri tra gli anni 70 e 80 del XVI secolo, Cervantes progetta improbabili evasioni. Ma ha dalla sua la capacità di ideare racconti, che prima narra ai nobili compagni di prigionia, distraendoli per quanto possibile da un presente di dolore, morte e disperazione (a meno di abiure), e poi allo stesso Hasán, con cui nasce un rapporto di attrazione in stile Sherazade/Mille e una notte. Riuscirà a salvarsi e il mondo avrà il capolavoro Don Quijote de la Mancha. Colpiti dalla scenografia, con ogni inquadratura che pare un dipinto, si esce un po' frastornati per la lentezza della seconda parte e per il dubbio di quanto di vero ci sia nel racconto. Spoileriamo: sono fatti storici accertati la cattura e la prigionia, i cinque anni ad Algeri, la liberazione grazie a un riscatto raccolto dai frati Trinitari per le vie di Algeri (apporto della famiglia a parte). Finzione i dialoghi e il rapporto con Hasán. Ma costituiscono gran parte del fascino del film.