Survey Upa-Polimi, improbabile un recupero nel 2° semestre degli investimenti pubblicitari
Ma torneranno ad assumere una dinamica fisiologica già nel secondo semestre o nel 2021. Secondo un campione di 78 aziende di marca, l'emergenza sanitaria avrà impatti a lungo termine tra i consumatori, con maggior fruizione di media digitali e di acquisti online. Uno spender su tre accrescerà quindi la quota riservata al digitale e l'impegno sull'e-commerce. Si darà più importanza agli investimenti in brand purpose, con cui testimoniare un impatto positivo delle marche sulla società
9 giugno 2020 - Il 58% delle aziende di marca prevede un calo a doppia cifra degli investimenti pubblicitari nell'anno in corso, più o meno equamente divisi fra un 30% che prevede una diminuzione compresa fra il 10% e il 30% e un 28% che dichiara decrementi oltre il 30%. E non ci sarà un recupero nel secondo semestre: l'87% ritiene che gli investimenti bloccati nel periodo di emergenza non verranno riallocati nei prossimi mesi. È lo scenario che emerge da una survey condotta tra aprile e maggio dall'Upa, l'associazione dei grandi investitori pubblicitari, e la School of Management del Politecnico di Milano, parte del più ampio progetto di ricerca Branding e-volution. La survey ha coinvolto 78 aziende di marca indagando sulle prospettive di breve-medio periodo e sul fenomeno del ‘brand purpose’, ovvero l'identificazione di azienda e prodotti con valori e tematiche sociali prioritarie per cittadini e consumatori di riferimento.
Dall'indagine emergono anche spiragli positivi. Il 26% del campione dichiara per il 2020 impatti nulli o inferiori al 10% sugli investimenti pubblicitari, mentre un 9% dichiara addirittura un aumento previsto per l'anno in corso (il 6% non sa o è indeciso). Inoltre, se gli investimenti fermi nel 1° semestre non saranno recuperati nel secondo semestre, ci sarà però il ritorno alla normalità: per l'81% torneranno ad assumere una dinamica fisiologica già nel secondo semestre di quest’anno (16%) o nel 2021 (49%).
Ci si aspetta che l'emergenza sanitaria abbia anche degli impatti a lungo termine, sia nei comportamenti e nelle scelte d'acquisto dei consumatori, sia nelle priorità strategiche delle aziende. I manager si aspettano che continuerà una maggior fruizione di media digitali e di acquisti effettuati online. Quindi - secondo il 68% dei rispondenti - sarà maggiore la quota riservata all'investimento digitale sul totale pubblicità, mentre il 69% prevede investimenti significativi nell'e-commerce e il 46% nei profili digitali.
Riguardo alle strategie di investimento pubblicitario dei prossimi mesi, il 28% del campione ritiene che ci si sposterà su investimenti mirati alla generazione di vendite di breve periodo, mentre il 27% dichiara che la propria azienda investirà maggiormente sul valore del brand come elemento di vantaggio competitivo.
Emerge chiaramente una maggiore attenzione nei confronti del brand purpose. A fronte di un 47% dei rispondenti che dichiara che l'attenzione a questo tema è rimasta invariata, il 39% ritiene che l'emergenza sanitaria abbia portato a dare maggiore importanza agli investimenti in brand purpose, ovvero a supporto di iniziative che possano testimoniare l'impatto positivo delle marche sulla società. Un'attenzione che, a parere del 49% dei rispondenti, si protrarrà anche al termine dell'emergenza Covid-19.
Nelle ultime settimane la comunicazione aziendale ha sostenuto cause sociali e valoriali: il 79% del campione ha promosso campagne pubblicitarie a pagamento e il 61% ha sviluppato contenuti dedicati sui media owned. Seguono le donazioni, a cui ha fatto ricorso il 48%. Il 52% ha dichiarato di aver attivato iniziative di brand purpose legate al contrasto al Covid-19.
Lo scenario post lockdown, appena iniziato e dai contorni ancora incerti, mostra nelle aspettative degli intervistati un tendenziale ritorno a uno spettro più ampio di tematiche sociali affrontate dalla comunicazione. Si manterrà forte l'accresciuta sensibilità delle imprese al tema salute: la tutela sanitaria balza infatti in cima alle cause abbracciate dalle aziende nel post emergenza (43%).
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OOH fuori dagli schemi per BRUM Patenti
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BRUM Patenti, startup del Gruppo OneDay, è in OOH a Milano davanti alla Motorizzazione Civile, luogo simbolo del percorso patente, dove i ragazzi arrivano con agitazione, aspettative, dubbi e la sensazione di stare entrando in un sistema rimasto fermo a un'altra epoca. BRUM ne cambia la percezione, col messaggio che, dietro la tecnologia, ci sono persone. L'immagine di Nicolò Martino, head of Autoscuole BRUM, campeggia sui cartelloni viola con l'headline ‘Lui ti farà prendere la patente’. Nata nel 2024 BRUM, attraverso l'App, permette agli studenti di prepararsi all'esame teorico in modo più semplice e personalizzato, gestire rapidamente la parte burocratica, prenotare le guide con istruttori certificati del network. BRUM si posiziona come brand anti tensioni: ‘Calma. Frizione!’. (8 giugno 2026)
SULLO SCHERMO225
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IL PRIGIONIERO / Drammatico
Arriva nelle sale italiane ‘Il Prigioniero’ ('El Cautivo'), film del 2025 diretto da Alejandro Amenábar, anche compositore della colonna sonora, con principali protagonisti Alessandro Borghi e Julio Peña. È una co-produzione italo-spagnola, con la partecipazione di MOD Producciones, Himenóptero e Propaganda Italia, oltre che di Netflix e Rai Cinema. Viene distribuito da Lucky Red. Il film è stato presentato in anteprima mondiale al Toronto International Film Festival, poi è approdato al Torino Film Festival. Dura 2 ore e 14’
È la storia parecchio romanzata delle avventure giovanili di Miguel de Cervantes, catturato dai corsari dopo aver partecipato alla battaglia di Lepanto e condotto ad Algeri per ottenere un ingente riscatto dalla famiglia, che però non ha i cespiti per salvarlo. Tenuto prigioniero dal crudele e sanguinario Hasán Bajá (Hassan Veneziano), reggente di Algeri tra il XVI e il XVII secolo, Cervantes progetta improbabili evasioni. Ma ha dalla sua la capacità di ideare racconti, che prima narra ai nobili compagni, distraendoli per quanto possibile da un presente di dolore, morte e disperazione (a meno di abiure), e poi allo stesso Hasán, con cui nasce un rapporto in stile Sherazade/Mille e una notte. Riuscirà a salvarsi e il mondo avrà il capolavoro Don Quijote de la Mancha. Colpiti dalla scenografia, con ogni inquadratura che pare un dipinto, si esce un po' frastornati, per la lentezza della seconda parte e per il dubbio di quanto di vero ci sia nel racconto. Lo sveliamo: sono fatti storici accertati la cattura e la prigionia, i cinque anni ad Algeri, la liberazione grazie a un riscatto raccolto dai frati Trinitari per le vie di Algeri (apporto della famiglia a parte). Finzione i dialoghi e il rapporto con Hasán. Ma ne costituiscono gran parte del fascino.